RIVIVI OSIMANA – ANCONITANA: MARIO TAMELLIN

LE INTERVISTE DI CARLO NARDI

UN SOLDATINO E LA SUA CONSEGNA: DI QUI NON SI PASSA!

Mario Tamellin, di Soave (Ve), classe 1952, è un veneto di poche parole e di tanta sostanza. Finì all’Osimana dal San Sepolcro e dalle Marche non si è più mosso. Un ‘soldatino’ del centrocampo dell’Osimana degli anni d’oro che non andava tanto per il sottile e che era l’ultimo baluardo prima che gli avversari affrontassero l’arcigna difesa. Il mediano di una volta. Quello che ringhiava sulle caviglie di tutti gli avversari ed in particolare del n° 10, l’ispiratore dell’attacco. Rimase ad Osimo per 4 anni, un anno di serie D e tre di C2. Silenzioso e sempre basso profilo, lo becchiamo a Jesi, dove vive ormai da tempo.

Mario Tamellin, che sensazioni hai del derby con l’Ancona?

Ricordi belli ed intensi del calcio di una volta. Duelli aspri ma per quanto mi riguarda sempre abbastanza corretti. Ricordo che spesso incrociavo i tacchetti con Di Chiara.

Al tuo fianco fior di centrocampisti.

Sì, non ho problemi a dire che erano tutti più tecnici di me. Penso ad Antinori, Bolognesi, Rossi, gente con i piedi buoni. Io stavo la in mezzo a rompere le manovre avversarie. Giocavo praticamente da fermo ed il mio compito era prevalentemente non far passare nessuno. Un mediano di rottura che aveva la consegna di fermare le iniziative avversarie e proteggere la difesa.

Che ricordi dei derby?

Prevalentemente la tensione e l’atmosfera degna di una sfida importante. Per esempio quando giocavamo al Dorico Mr. Di Giacomo ci faceva fare riscaldamento dentro gli spogliatoi perché temeva che ci facessimo condizionare dalla muraglia umana del tifo avversario. Un periodo bellissimo che ricordo con affetto e nostalgia.

Il ‘Soldatino’ ancora oggi non si smentisce e gli cavi fuori dalla bocca quasi solo, nome cognome, ruolo e matricola. Grazie di tutto Mario. “Obbedisco” e mi ritiro in buon ordine.

 

Carlo Nardi